Gimondi - Una vita a pedali

 

Gimondi, Una vita a pedali

DI PAOLO ARESI

con Matteo Bonanni e alla fisarmonica Gino Zambelli scenografie Tomaso Papis regia Alberto Salvi arrangiamenti, armonie, musica dal vivo Gino Zambelli luci Dalibor Kuzmanic suoni Dario Filippi regia video Alberto Valtellina una produzione di deSidera Teatro Festival

LA SINOSSI

La seconda grande guerra è finita. I paesi, le città, un’intera nazione, dopo anni di patimenti, fame e violenza cerca di rialzare la testa. Di ricominciare. Ricostruire la propria esistenza, con pazienza e determinazione, perché, come dice mamma Angela, “chi semina, prima o poi, raccoglie”. In questo contesto fatto di privazioni e sacrificio, un bambino cresce con un grande sogno: salire in sella ad una bicicletta e diventare un campione. Come Bartali. Anzi no, come Coppi. Perché tutti a Sedrina, piccolo paese della valle Brembana, amano Bartali, il campione dal cuore d’oro. Felice, invece, era per Coppi. Ma non lo può dire, sembrerebbe una bestemmia, verrebbe zittito subito, rischierebbe un castigo. E allora sta zitto. Sta zitto e pedala, sulla sua Ardita rossa, la sua prima bici. Ed è proprio su questa bicicletta che Felice si alza per improvvisare fughe con i suoi compagni di scorribande, affrontando impervie salite, emulando i grandi campioni di cui legge su La Gazzetta dello Sport, al bar del paese. E intanto sogna. Sogna di diventare un corridore ciclista, da grande. Sogna i tornanti che portano al passo del Pordoi, sogna se stesso in bicicletta, nel gruppo di testa, con una maglia biancoceleste. Così i giorni passano e Felice cresce, senza mai smettere di credere e lottare per il suo grande sogno. Fino a che, un giorno, arriva la tanto attesa prima corsa. Felice corre, ma cade. Si rialza e ricade. Ma non molla e arriva alla fine. Quel ragazzo arriva al traguardo quando lo striscione dell’arrivo è già stato smantellato.

 

Arriva sfinito e ammaccato, dopo essere caduto due volte. E quando papà Mosè gli chiede come sei andato, lui risponde, abbassando gli occhi, sono arrivato.

Quel ragazzo, come tutto il nostro paese in quegli anni, si è rialzato ed è diventato un grande campione. Perché il suo nome è Felice Gimondi.

 

NOTE DI REGIA

La vita a pedali. È questa l’immagine, bella e poetica, che Paolo Aresi mi passa nel suo romanzo. Lo leggo di un fiato, perché intuisco, pagina dopo pagina, che mi riguarda, mi appartiene. Pure io vengo dalla valle Brembana, ma non credo sia questione di luoghi. C’è dell’altro, molto altro. Ed è qualcosa di profondo, viscerale, qualcosa che dice di sguardi, di silenzi, di fatica, sudore, passione e rispetto. Un sapore preciso. Un abbraccio caloroso e delicato, fatto con attenzione, con cura. La storia di Felice Gimondi è una storia esemplare, metafora di un paese, l’Italia, che vuole ancora seminare, costruire, sognare. Un ragazzino che, zoccoli ai piedi, si avventura in gare improvvisate con gli amici lungo la val Brembana, in sella alla sua Ardita rossa, e poi cresce e diventa uomo, diventa un corridore professionista e poi un campione, fino all’ultima grande vittoria, la prima domenica di settembre del 1973, ai mondiali di ciclismo su strada di Barcellona. Una vittoria impossibile, insperata, inimmaginabile.

Gli ultimi dieci chilometri di quel campionato del mondo in una narrazione incalzante, impetuosa, viscerale, che scaraventa dentro al senso più profondo di questo sport, fatto di fatica e sacrificio. Fatto di vita. Splendida vita. Perché, come dice mamma Angela, dal bene nasce bene.

Regia Alberto Salvi

Interprete di un percorso artistico articolato e complesso Alberto Salvi è attore, regista e drammaturgo, nonché autore di svariati progetti di pedagogia teatrale. La sua formazione si è approfondita negli anni negli incontri con il lavoro di Cesare Ronconi, Danio Manfredini, Paolo Nani, Alfonso Santagata, Antonio Pizzicato, Antonella Talamonti e Cristian Ceresoli. Ha sviluppato un meticolosissimo lavoro sulla voce e sul ritmo, fino a ridefinire in modo personale l’utilizzo del coro greco, producendo esclusivamente spettacoli originali privi di musiche registrate. È regista degli spettacoli L’abréviation de ma vie, Caligola_quattro passio dalla luna, Ilio HR, Ha vinto Hitler e Föch (premio della giuria | Teatri del Sacro 2009 | ETI | CEI). La Maria Stórta è il suo ultimo lavoro ed è il primo di tre sacrosanti lamenti.

Attore Matteo Bonanni

Sin da piccolo ho avuto una grande passione: il teatro direte voi... e invece no: la matematica! Sì, avete capito bene: la matematica. Mi piacevano i numeri, le forme geometriche e i problemi logici. Ero sicuro che sarei diventato un matematico o un fisico, ma la vita è piena di imprevisti e infatti, all'età di 12 anni, ecco la folgorazione.
Mio zio, grande appassionato di teatro e regista di una compagnia amatoriale, mi propose di interpretare il protagonista del suo spettacolo Parenti serpenti, tratto dall'omonimo film di Mario Monicelli.
Io accettai senza sapere bene cosa fosse il teatro, conoscevo solo il cinema di cui ero - e sono - appassionatissimo. Mi buttai e venni rapito da quest'arte che riesce ad andare al cuore del dramma umano.
Proseguii i miei studi e continuai a coltivare questa passione, senza neanche immaginare lontanamente che sarebbe diventata la mia professione.

Per farla breve: quando dovetti scegliere l'università feci sia il test per entrare nella facoltà di Ingegneria sia quello per il corso di laurea in Scienze della comunicazione. Siccome quest'ultimo era sovraffollato (5000 domande per 150 posti) mi dissi: “Se lo passo vuol dire che è la mia strada”... e così accadde! Mi laureai in Istituzioni di regia con Cesare Lievi e poi feci l'audizione per entrare nella prestigiosa scuola d'arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano ed anche in questo caso mi dissi: se passo anche questa audizione vuol proprio dire che devo fare l'attore...ed infatti eccomi qua!

Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi attori come Franco Branciaroli, Gigio Alberti, Sandro Lombardi, Paul Belmondo e Delphine Depardieu.

Nel 2012 sono riuscito a coniugare le mie due passioni con una lettura teatrale sull'infinito matematico dal titolo gli infiniti possibili.

Ho preso parte ad alcune produzioni cinematografiche e televisive.

Negli ultimi anni mi sono dedicato anche al doppiaggio, dopo aver seguito un corso di perfezionamento per doppiatori presso l'Adc group di Milano. Lavoro come speaker nel programma Destini incrociati, diretto da Giacomo Zito, che va in onda su radio 24.

Inoltre mi occupo anche di formazione, sia nelle scuole che nelle aziende. Collaboro stabilmente con due realtà che lavorano per diverse società nell'ambito della formazione del personale attraverso il teatro: Cofelb ed Initinere.

Ho fondato insieme ad altri colleghi attori Ecubarte: associazione che si occupa di realizzare eventi teatrali in mostre e luoghi d'arte.

Ma adesso sto diventando noioso, quindi se vi interessa saper quello che ho fatto trovate il mio curriculum, le mie foto e i miei video qua sopra. Se invece volete sapere cosa farò prossimamente non vi rimane che tornare qui, e dare un occhio alla sezione news ed eventi!

Fisarmonica Gino Zambelli

Originario del Principato di Monaco si è diplomato al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano in Fisarmonica Jazz e al Conservatorio
"Luca Marenzio" di Brescia in Oboe.
Fisarmonicista e Bandoneonista eclettico che si muove tra la musica classica e l’improvvisazione, è considerato uno dei migliori talenti della nuova scuola Italiana della Fisarmonica ”(Amadeus dicembre 2011).
Dal 2010 collabora con i solisti della Scala di Milano e svolge l'attività come solista in diverse orchestre nazionali ed internazionali.
Tra le più importanti esecuzioni:" Pas de Deux" di P. Ugoletti per fisarmonica chitarra e orchestra, il doppio concerto di Astor Piazzolla con l'orchestra femminile Italiana (chitarra Cinzia Milani, direttore  Roberto Giuffrè),"Ulisse tra trame e e giochi" di R.Cacciolla,"Orizzonte" di M.Betta con l’orchestra del festival pianistico Brescia e Bergamo diretta da Piercarlo Orizio, concerto per Fisarmonica Chitarra e Orchestra (Giulio Tampalini chitarra, orchestra d'archi di Brescia diretta da Filippo Lama), "Gitanos" per Orchestra Coro Chitarra e Fisarmonica di P.Ugoletti (Coro Orchestra del Conservatorio di Brescia, Giulio Tampalini Chitarra, direttore Silvio Baracco)," Long Drinks Concerto" di M. Nodari per Fisarmonica e Orchestra  Sinfonica, Bossa Monocromatica di Roberto Soggetti per Fisarmonica e Orchestra Sinfonica,Concerto per Fisarmonica e Orchestra sinfonica di P.Ugoletti (con l'Orchestra Filarmonica di Touluca Mexico).

Ha suonato e suona con: premio Oscar Nicola Piovani, Francesco de Gregori, Peppe Servillo,Giusy Ferreri, Celeste i Moderni, Haifa webber,Tino Tracanna, Gianni Alberti, Guido Bombardieri, Paolo Alderighi, Fausto Beccalossi, Fulvio Sigurtà, Faraò, Vincenzo Albini, Simone Prando, Roberto Bertazzi, Oscar DelBarba, Paolo Pellegatti, Andrea Noferini, Giulio Tampalini, Ernesto Baroni, Federico Caldara, Luca Fanfoni, Marco Somadossi, Mauro Occhionero, Filippo Lama, Giuseppe Cacciola, Cinzia Milani, Anton Dresler, Luca Belleri, Roberto Plano, Javier Fernandez, Martin Troncozo,Laurianne Langevinne.

Ha inciso numerosi dischi tra cui:"Cantabile"di Nicola Piovani, con l'etichetta Sony; " Concerto per Fisarmonica Chitarra e Orchestra" di Paolo Ugoletti, per l’etichetta Brillant; disco Amadeus di Dicembre 2011 per il 150°;"TrioAdar", per l'etichetta Amadeus; "The Snare duets "di Paolo Pellegatti, per l'etichetta Limen Music; "Chutzpah", per l'etichetta Dodici Lune; " GinasteraTango5 ",per l'etichetta Movimento,"Brick Dance" di Giuseppe Cacciola, con l'etichetta Patahaus; "Tango Invisible"; "Tango Pichuco"; "Baila"di Tonino Carotone, per l'etichetta new music international.