LA MARIA STÓRTA

LA MARIA STÓRTA
PRIMO DI TRE SACROSANTI LAMENTI DI ALBERTO SALVI
con Matilde Facheris
fisarmonica Gino Zambelli regia Alberto Salvi
da un’idea di Eraldo Maffioletti editing Matilde Facheris arrangiamenti, armonie, musica dal vivo Gino Zambelli luci Dalibor Kuzmanic suoni Dario Filippi photo Federico Buscarino video Lab 80
una produzione con il sostegno di Fondazione Cariplo – Progetto Être
grazie a Davide Pansera, Valeria Mulliri
LO SPETTACOLO
Maria Benaglia detta la pelegrina nasce in Val Brembana. All’età di diciotto anni entra in convento, ma ne esce quasi subito. Orfana, si rifugia da parenti, che di certo non l’amano, perché subito iniziano le incomprensioni e i litigi. Di lì a poco si ammala, gravemente. Un piede le va in cancrena. Un mesto presagio di morte si affaccia sulla vita di Maria. Ma una speranza c’è: la grazia della Madonna delle Nevi. E allora Maria prega, prega e promette. Se il piede guarirà, sarà solo penitenza e devozione. E il piede, miracolosamente, guarisce. Maria Benaglia mantiene la promessa, percorre strade a piedi scalzi, con un rosario in mano e con in testa una sola cosa: la Madonna delle Nevi. Entra nelle case e chiede a chi vi abita conversione e un poco di cibo per sfamarsi. Chi esaudisce la sua richiesta, sarà benedetto; chi si rifiuta verrà maledetto al punto tale da prevedergli e augurargli disgrazie orribili. Presto la sua figura acquisisce sfumature strane, poco chiare, a volte torbide. C’è chi la considera una santa donna, devota alla Madonna, capace di portare luce e serenità nelle case che visita. C’è chi invece la teme, ne sfugge, accusandola di essere una strega, capace di orribili nefandezze e causare dolori e malattie. Figura popolare carica di contraddizioni e ambiguità, la pelegrina rimane, ancor oggi, nella memoria orale, personaggio a cavallo del labile crinale che separa il sacro dal profano, senza per questo perdere fascino, personalità e grazia.



NOTE DI REGIA
La Maria Stórta è un monologo costruito interamente sul ritmo e sulla musicalità della parola. Non solo; è scritto di getto, violentemente, di pancia, è flusso di coscienza, è immagini, è colori e profumi, è vita che s’inerpica, cresce, si insinua, sboccia e mai, dico mai, muore. La Pelegrina non narra cosa le è successo, non descrive i luoghi che ha visitato, non racconta delle persone che ha incontrato; lei vive ogni istante al presente, un “qui e ora” che è uno schiaffo emotivo, una ferita che sanguina, ma che permette a chiunque di entrare istantaneamente in empatia
viscerale con lei.
Mi sono interrogato numerose volte sul perché di tanta passione intorno alla figura di questa donna. Credo che la Maria Benaglia, con il suo integralismo, con le sue scelte così radicali e definite, con la sua esistenza vissuta senza maschere e imbrogli, abbia incarnato l’umano essere in tutta la sua pienezza. O, perlomeno, quell’umano essere che tanto mi attrae, quello carico di bene e di male, di vittima e carnefice, di oscuro e luminoso: con tutto il disastro che comporta questa convivenza.
Questa non è semplicemente la storia di una donna. Questa è la storia di una bimba, una sorella, una madre, una compagna, una moglie: è una storia al femminile. Ogni incontro, ogni figura, sia essa celeste o terrena, ogni creatura che si fa avanti, è femmina. Dopotutto, qualcuno, non troppo tempo fa, disse che Dio è madre.

Sritto da Alberto Salvi

Interprete di un percorso artistico articolato e complesso Alberto Salvi è attore, regista e drammaturgo, nonché autore di svariati progetti di pedagogia teatrale. La sua formazione si è approfondita negli anni negli incontri con il lavoro di Cesare Ronconi, Danio Manfredini, Paolo Nani, Alfonso Santagata, Antonio Pizzicato, Antonella Talamonti e Cristian Ceresoli. Ha sviluppato un meticolosissimo lavoro sulla voce e sul ritmo, fino a ridefinire in modo personale l’utilizzo del coro greco, producendo esclusivamente spettacoli originali privi di musiche registrate. È regista degli spettacoli L’abréviation de ma vie, Caligola_quattro passio dalla luna, Ilio HR, Ha vinto Hitler e Föch (premio della giuria | Teatri del Sacro 2009 | ETI | CEI). La Maria Stórta è il suo ultimo lavoro ed è il primo di tre sacrosanti lamenti.

Attrice Matilde Facheris

Matilde Facheris è attrice e cantante diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Collabora in numerosi spettacoli della compagnia Dionisi, della quale è stata socia fondatrice, e della compagnia ATIR con la regia di Serena Sinigaglia. Lavora anche con i registi Claudio Autelli, Marcela Serli, Alberto Salvi e Sabrina Sinatti. Lavora, in qualità di attrice e insegnante, presso la Casa di Reclusione di Bollate con la compagnia Teatro In-stabile con la drammaturgia di Renato Gabrielli e con la regia di Michelina Capato Sartore. Lo spettacolo Lavorare... stanca da lei ideato, diretto e interpretato, vince il I° Premio al Festival Anteprima89 “Per aver affrontato con sensibilità rara e investimento personale tematiche universali particolarmente sentite in quest'epoca”. Insegna training fisico, vocale e recitazione in diverse scuole per attore di Bergamo, Milano e Brescia.